Direttiva Case Green e nuovo APE: cosa cambia davvero dal 29 maggio 2026 (e cosa no). Le date che contano per chi possiede o gestisce immobili.

Direttiva Case Green e nuovo APE: cosa cambia davvero dal 29 maggio 2026 (e cosa no). Le date che contano per chi possiede o gestisce immobili.

Negli ultimi mesi si è diffusa un'idea imprecisa: che dal 29 maggio 2026 sia entrato in vigore in Italia un nuovo Attestato di Prestazione Energetica (APE), pronto e operativo. La realtà è più complessa — e vale la pena fare chiarezza, perché il tema riguarda proprietari, professionisti tecnici e imprese con immobili in portafoglio. In questo articolo vediamo cosa dice davvero la Direttiva Case Green, qual è la data che conta in Italia e quali sono le scadenze reali.

Il punto chiave: il 29 maggio 2026 era il termine per gli Stati membri per recepire la direttiva, non l'entrata in vigore automatica di un nuovo APE. La data che ha cambiato davvero qualcosa in Italia è il 3 giugno 2026, con il Decreto Requisiti Minimi.

La scadenza europea: cosa dice davvero la direttiva

La Direttiva (UE) 2024/1275, nota come EPBD IV o "Case Green", è entrata in vigore il 28 maggio 2024. L'articolo 35 impone agli Stati membri di recepirla — cioè di adottare le norme nazionali necessarie — entro il 29 maggio 2026. L'articolo 36, in parallelo, abroga la precedente direttiva 2010/31/UE dal 30 maggio 2026.

Da questo doppio passaggio nasce l'equivoco: la scadenza riguarda l'obbligo per gli Stati di legiferare, non l'introduzione automatica di un nuovo sistema APE già operativo.

Il recepimento italiano: ancora in corso

L'Italia, come Francia e Germania, non ha completato il recepimento formale della direttiva entro la scadenza. Per i proprietari di immobili, questo significa che nessun obbligo nuovo scatta automaticamente dal 29 maggio 2026: gli Attestati di Prestazione Energetica già rilasciati restano validi fino alla loro naturale scadenza (10 anni).

La data che conta davvero in Italia: 3 giugno 2026

Mentre il recepimento della direttiva europea procede a rilento, in Italia è entrato in vigore un provvedimento nazionale distinto: il Decreto Requisiti Minimi (D.M. 28 ottobre 2025), operativo dal 3 giugno 2026. Questo sì modifica concretamente il calcolo dell'APE.

La novità più tecnica riguarda i ponti termici — i punti dell'involucro edilizio (balconi, davanzali, mazzette, architravi) dove il calore si disperde più facilmente. Fino a oggi, l'edificio di riferimento con cui si confrontava l'immobile reale era considerato idealmente privo di ponti termici. Dal 3 giugno, i ponti termici vengono inclusi anche nell'edificio di riferimento — rendendo la valutazione energetica più realistica, e in molti casi più severa.

Come sarà il nuovo APE (quando arriverà)

Una volta completato il recepimento, il nuovo Attestato di Prestazione Energetica previsto dall'Allegato V della direttiva introdurrà:

  • Una scala energetica armonizzata a livello europeo, dalla classe A alla classe G
  • La classe A riservata agli edifici a emissioni zero
  • L'introduzione del GWP (Global Warming Potential) come indicatore obbligatorio dell'impatto in CO₂ lungo il ciclo di vita dell'edificio — dal 2028 per le nuove costruzioni sopra i 1.000 m², dal 2030 per tutte le nuove costruzioni

Le tappe della direttiva Case Green per gli edifici residenziali

Al di là dell'APE, la direttiva fissa un percorso di riqualificazione del parco immobiliare europeo:

  • Entro il 2030: gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica E
  • Entro il 2033: la classe energetica D
  • Priorità immediata: il 15% degli edifici più energivori di ogni Stato membro (in Italia, circa 1,8 milioni di edifici su 12 milioni rientrano nella classe energetica G, la più bassa)

Restano esclusi dagli obblighi monumenti, edifici di particolare valore storico, luoghi di culto, seconde case usate meno di 4 mesi l'anno e abitazioni indipendenti sotto i 50 m².

Perché conta per chi gestisce immobili aziendali

Le stesse logiche si applicano agli edifici non residenziali — uffici, capannoni, siti produttivi — con scadenze proprie (classe E entro il 2027, classe D entro il 2030 per gli edifici non residenziali e pubblici). Per le imprese con un patrimonio immobiliare, capire oggi in che classe si trovano i propri edifici significa arrivare preparati, invece che rincorrere una scadenza già scaduta.

Come GIVA supporta imprese e professionisti

Con l'evoluzione normativa europea che si intreccia con i decreti attuativi nazionali, distinguere cosa è già in vigore da cosa è ancora in attesa di recepimento è la prima cosa da chiarire prima di pianificare qualsiasi intervento.

GIVA affianca le imprese nella lettura del quadro normativo e nella diagnosi energetica dei propri immobili e impianti, per trasformare un adempimento complesso in un piano di intervento con priorità chiare.

Conclusione

Il 29 maggio 2026 non ha cambiato nulla di automatico per chi possiede o gestisce un immobile in Italia — ma ha acceso i riflettori su un percorso che, tra recepimento nazionale, decreti attuativi e nuove scadenze (2027, 2030, 2033), è appena iniziato. Capire oggi le tappe reali, distinguendole dai titoli allarmistici, è il primo passo per non farsi trovare impreparati.

Vuoi trasformare l'efficienza energetica in una leva competitiva?
Contatta GIVA per una consulenza.
Il team Giva

WWW.GIVASERVICE.COM
PREMI PER APRIRE CHAT WHATSAPP