Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) nel panorama europeo

Una Comunità Energetica Rinnovabile è un'associazione di persone — cittadini, imprese, enti pubblici, cooperative — che decidono di produrre, condividere e consumare energia rinnovabile insieme, senza scopo di lucro primario.

Cos'è una CER e come funziona

In pratica:

  • Si installano impianti (quasi sempre fotovoltaici) condivisi
  • L'energia prodotta viene consumata localmente o immessa in rete
  • I membri ricevono incentivi e risparmiano in bolletta
  • Gli eventuali proventi vengono reinvestiti nella comunità o in benefici sociali

Il modello trasforma i cittadini da semplici consumatori a prosumer: produttori e consumatori allo stesso tempo.

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La fotografia dell'Europa: chi va forte e chi è rimasto indietro

Il divario tra i Paesi europei è enorme.

Paese% comuni con almeno una CERNote
Paesi Bassi 86,2% 702 cooperative attive
Danimarca 81% Proprietà condivisa obbligatoria nei parchi eolici
Irlanda 78,9% In forte crescita
Germania 63% Quasi 5.000 CER, 30% rinnovabili in mano ai cittadini
Spagna In crescita 679 CER attive a fine 2025, +44% in un anno
Italia ~3,5% ~121 CER registrate a gen. 2025, oltre 1.100 configurazioni totali
Polonia ~4,4% 61 CER operative
Romania <1% 1 sola CER registrata, non ancora operativa

I Paesi del nord Europa hanno una lunga tradizione cooperativa e puntano sulla proprietà condivisa degli impianti: i cittadini co-finanziano parchi solari o eolici e ne ricevono i benefici direttamente. Un modello diverso da quello italiano, ma altrettanto efficace.

Un recente rapporto della Corte dei Conti europea ha fatto il punto della situazione: a fine 2025, in tutta l'UE, solo il 27% dei comuni con più di 10.000 abitanti ha almeno una CER attiva. L'obiettivo era averla in tutti i comuni entro il 2025. Insomma, tre comuni su quattro sono ancora al palo.

L'Italia, nonostante i ritardi strutturali, ha un quadro normativo tra i più avanzati d'Europa. Il gioco è aperto.

L'Italia: ottima normativa, pochi risultati (per ora)

L'Italia è uno dei pochi Paesi europei ad aver recepito pienamente le direttive UE sulle CER — tanto da essere citata come benchmark da Paesi come la Grecia.

Le tappe principali:

  • Red II (2018): introduce ufficialmente le CER a livello europeo
  • D.Lgs. 199/2021: recepisce la direttiva in Italia
  • DM 414/2023 (Decreto Cacer): incentivi e semplificazioni operative
  • D.Lgs. 5/2026: recepisce la Red III, target al 39,4% di rinnovabili entro il 2030

Secondo il D.Lgs. 199/2021, le CER devono perseguire tre categorie di benefici:

  • 🌿 Ambientali — riduzione delle emissioni e promozione di energia pulita
  • 🤝 Sociali — coinvolgimento delle comunità locali e cittadinanza attiva
  • 💶 Economici — valorizzazione della produzione locale e ottimizzazione dei costi energetici

Sul fronte finanziario, il PNRR ha destinato alle CER una dotazione di 795,5 milioni di euro — cifra ridotta a novembre 2025 rispetto ai 2,2 miliardi iniziali, in seguito a una rimodulazione ufficiale del MASE. Il bando, inizialmente riservato ai Comuni sotto i 5.000 abitanti, è stato esteso a luglio 2025 fino a 50.000 abitanti.

Lo sapevi? In Italia circa il 48% della popolazione vive in condominio. Proprio i condomini sono uno degli spazi con il maggior potenziale per le CER — e anche uno dei fronti normativi ancora da semplificare.

Quante CER esistono in Italia oggi? La mappa di RSE

A tenere il conto di tutto questo ci pensa RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), che ha sviluppato una mappa interattiva delle CER in Italia oggi con oltre 1.000 iniziative censite tra attive e in fase di sviluppo.

La mappa permette di esplorare le comunità energetiche secondo tre criteri:

  1. Livello di strutturazione — il grado di maturità e formalizzazione dell'iniziativa
  2. Modello organizzativo — la forma giuridica e la governance adottata
  3. Tecnologia di generazione — la fonte rinnovabile utilizzata

Chiunque — cittadini, enti, associazioni — può contribuire alla mappatura tramite un modulo online. Strumenti come l'Atlante Integrato e il GeoDB ETA completano l'infrastruttura informativa a supporto della pianificazione energetica nazionale.

Perché le CER fanno ancora fatica a decollare

Nonostante le buone intenzioni, restano ostacoli concreti:

  1. Burocrazia percepita come complessa — costituire un'entità giuridica spaventa molti cittadini
  2. Tempi di connessione alla rete — i ritardi nel collegare nuovi impianti bloccano molti progetti
  3. Mancato sostegno all'accumulo energetico — i pannelli producono di giorno, ma il picco dei consumi è la mattina e la sera; senza sistemi di accumulo, l'energia va sprecata
  4. Scarsa informazione sui benefici reali — molti cittadini non sanno quanto realmente risparmierebbero
  5. Obiettivi europei poco realistici — la Corte stessa li ha giudicati "poco pertinenti" e privi di strumenti di controllo adeguati

Il futuro: cosa cambia con la Red III

La nuova direttiva europea sulle energie rinnovabili (Red III) porta una svolta importante: le CER non sono più una scelta volontaria, ma diventano strumento obbligatorio per soddisfare i nuovi standard edilizi.

Dal 2026, anche in Italia, chi ristruttura in modo importante o rifà l'impianto termico deve integrare fonti rinnovabili. Questo significa che le CER entrano di diritto nell'agenda di condomini, amministratori e costruttori.

In parallelo, la Red III promuove:

  • Zone di accelerazione per snellire le autorizzazioni
  • Sistemi di accumulo di nuova generazione integrati nelle CER
  • Modelli distribuiti per la gestione locale dell'energia

Cosa possiamo imparare dagli altri Paesi

  • 🇩🇪 Germania: punta sulla proprietà diretta degli impianti e sulla riduzione degli oneri di rete. Risultato: quasi 5.000 CER e il 30% delle rinnovabili in mano ai cittadini.
  • 🇫🇷 Francia: usa la prossimità geografica come criterio (fino a 20 km nelle aree rurali) e sconti diretti in bolletta.
  • 🇪🇸 Spagna: coefficienti di riparto comunicati direttamente al distributore, forte spinta verso le cooperative di consumo. +44% di CER in un solo anno.
  • 🇩🇰 Danimarca: obbligo per i promotori di grandi parchi eolici di offrire il 20% di proprietà ai residenti locali. Modello cooperativo storico e radicato.

Il futuro è già qui: tokenizzazione e blockchain nelle CER

Andare oltre l'incentivo è la sfida vera delle CER nei prossimi anni. Come spiega Stefano Monticelli, curatore del volume Comunità Energetiche 2.0:

"Non sarà l'incentivo in sé, peraltro a scadenza, a garantire l'avverarsi della promessa di creazione di valore delle CER."

La risposta potrebbe arrivare dalla tokenizzazione dei servizi: convertire gli incentivi dell'autoconsumo in token digitali che i membri della CER possono spendere per ottenere servizi pubblici o acquistare prodotti e servizi dalle imprese locali con agevolazioni dedicate. Una sorta di "carta punti" territoriale, ma con implicazioni molto più profonde.

I token acquisiti grazie alla condivisione dell'energia diventano così uno strumento di valorizzazione delle attività locali e di coesione della comunità. La CER — soprattutto quando guidata da Pubbliche Amministrazioni o Enti del Terzo Settore — si trasforma nel veicolo deputato alla transizione energetica dei territori.

Il prerequisito tecnologico è la disponibilità puntuale dei dati sui flussi energetici, raccolta tramite smart meter e archiviata con blockchain per garantire trasparenza e verificabilità da parte di tutti i partecipanti. Un'infrastruttura che oggi ha ancora costi elevati, ma che andrà a regime con l'attivazione dei contatori 2.0 e la standardizzazione dei dati (tema su cui lavora anche ENEA). Il prerequisito tecnologico è la disponibilità puntuale dei dati sui flussi energetici, raccolta tramite smart meter e archiviata con blockchain per garantire trasparenza e verificabilità da parte di tutti i partecipanti. Un'infrastruttura che oggi ha ancora costi elevati, ma che andrà a regime con l'attivazione dei contatori 2.0 e la standardizzazione dei dati (tema su cui lavora anche ENEA).

Sullo sfondo, l'intelligenza artificiale e il mercato P2P dell'energia rinnovabile aprono ulteriori scenari: una CER non più solo come produttrice di energia condivisa, ma come ecosistema digitale locale capace di generare valore economico e sociale in modo continuo.

La decisione strategica — tokenizzare o no — va presa fin dalla fondazione della comunità.

Conclusione: il momento giusto per agire è adesso

Le CER non sono più un esperimento di nicchia. Sono lo strumento attraverso cui l'Europa — e l'Italia — intende costruire un sistema energetico più democratico, più sostenibile e più resiliente.

L'Italia ha le leggi, ha i fondi, ha la tecnologia. Quello che manca è accelerare l'attuazione: semplificare, informare, connettere. Ogni condominio, ogni piccolo Comune, ogni cooperativa che si attiva è un passo verso quel 100% di obiettivo che oggi sembra lontano, ma non impossibile.

L'energia del futuro non sarà solo rinnovabile — sarà anche condivisa.

Il team Giva

www.givaservice.com

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