Solare flottante: l'energia che non consuma suolo. Cosa serve per svilupparlo in Italia
Il solare flottante porta i pannelli fotovoltaici sull'acqua invece che sul terreno. Non è una semplice variante del fotovoltaico a terra, ma una tecnologia con vantaggi precisi — nessun consumo di suolo, maggiore efficienza e minore evaporazione — che richiede competenze progettuali specifiche.
Facciamo chiarezza, perché dietro l'espressione “solare flottante” c'è molto più di una fila di pannelli appoggiati su un bacino. Il fotovoltaico galleggiante, o FPV da Floating Photovoltaics, utilizza piattaforme modulari ancorate al fondo o alle sponde di laghi artificiali, invasi irrigui, ex cave allagate e bacini idroelettrici. I moduli e gli inverter sono quelli della tecnologia fotovoltaica tradizionale, ma tutto ciò che riguarda galleggiamento, ancoraggio, cablaggio e manutenzione deve essere progettato per operare in un ambiente dinamico, esposto a vento, onde, variazioni del livello dell'acqua, umidità e radiazione UV.
Il primo vantaggio è quello più immediato: produrre energia senza occupare nuovo suolo. In un Paese come l'Italia, dove la disponibilità di terreni è limitata e il confronto tra produzione energetica, agricoltura e tutela del paesaggio è sempre più acceso, utilizzare superfici d'acqua già artificializzate può ridurre il conflitto sull'uso del territorio. Non significa coprire indiscriminatamente laghi e bacini naturali: i siti più adatti sono invasi artificiali, vasche agricole, cave dismesse e infrastrutture idriche dove l'intervento può essere valutato e dimensionato con criteri tecnici e ambientali.
Il secondo vantaggio riguarda la resa. La vicinanza dell'acqua contribuisce a limitare il surriscaldamento dei moduli nelle ore più calde, riducendo le perdite dovute alla temperatura. La superficie del bacino può inoltre favorire la radiazione riflessa, soprattutto quando si utilizzano moduli bifacciali. Allo stesso tempo, la copertura parziale dell'acqua può ridurre l'evaporazione: un beneficio interessante per invasi irrigui e riserve idriche sottoposti a stress crescente. Nei siti idroelettrici si aggiunge un'altra opportunità concreta: sfruttare connessioni di rete e infrastrutture elettriche già esistenti, integrando due fonti rinnovabili con profili produttivi complementari.
L'Italia dispone di migliaia di bacini artificiali, invasi irrigui ed ex cave allagate, ma il fotovoltaico flottante installato è ancora limitato rispetto al potenziale. Il margine di sviluppo è significativo, soprattutto dove la disponibilità della superficie, la vicinanza alla rete e la compatibilità ambientale rendono il progetto sostenibile. La vera domanda, quindi, non è se la tecnologia possa funzionare: impianti operativi in molti Paesi lo dimostrano già. Il punto è capire dove conviene realizzarla, con quale configurazione e attraverso quale percorso autorizzativo.
Anche il quadro normativo sta diventando più strutturato. Il Testo Unico Rinnovabili, D.Lgs. 190/2024, e l'aggiornamento del PNIEC hanno dato maggiore spazio alla pianificazione delle fonti rinnovabili e alla mappatura delle aree con potenziale di sviluppo. Il solare flottante trova inoltre spazio nei meccanismi di sostegno dedicati alle tecnologie rinnovabili. Restano però aspetti da valutare caso per caso: titolarità e concessione dello specchio d'acqua, compatibilità con gli usi del bacino, vincoli paesaggistici e ambientali, percentuale di superficie occupabile, connessione alla rete e procedura autorizzativa. Non esiste una scorciatoia valida per ogni sito: la fattibilità nasce dall'analisi coordinata di tutti questi elementi.
Ed è qui che il flottante mostra la sua vera complessità. Un impianto a terra lavora su una struttura sostanzialmente stabile; un impianto galleggiante deve seguire le escursioni del livello idrico e resistere a sollecitazioni variabili. Servono rilievi e studi del bacino, dati su vento e moto ondoso, verifiche dei carichi, sistemi di ormeggio adeguati, materiali resistenti a corrosione, UV e biofouling, cablaggi compatibili con il movimento e un piano di accesso sicuro per ispezioni e manutenzione. Anche l'impatto sull'ecosistema acquatico deve essere analizzato: ombreggiamento, temperatura dell'acqua, ossigenazione e biodiversità non possono essere trattati come dettagli secondari.
Per chi sviluppa un progetto, il messaggio è semplice: il solare flottante non è un impianto fotovoltaico a terra spostato sull'acqua. È un sistema che mette insieme ingegneria elettrica, strutturale, idraulica e ambientale. Una corretta valutazione iniziale permette di evitare errori costosi, scegliere la soluzione di galleggiamento e ancoraggio più adatta e costruire un iter autorizzativo coerente con le caratteristiche reali del sito.
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