Italia fanalino di coda UE nell'efficientamento domestico. Solo il 2,6% degli italiani ha effettuato interventi in casa negli ultimi 5 anni.

Italia fanalino di coda UE nell'efficientamento domestico. Solo il 2,6% degli italiani ha effettuato interventi in casa negli ultimi 5 anni.

Quanti italiani hanno rinnovato l'efficienza energetica della propria casa negli ultimi cinque anni? Secondo l'ultimo report Eurostat, la risposta è appena il 2,6%: l'ultimo posto in Europa, con un distacco che vale oltre dieci volte la media UE. In questo articolo analizziamo i numeri, le cause del ritardo italiano e perché il dato riguarda da vicino anche le imprese.

Un divario che pesa: tra l'Italia e i Paesi Bassi c'è un fattore superiore a 23 volte. Non è un ritardo di sfumatura, è un distacco strutturale — e i prossimi obblighi normativi lo renderanno sempre più costoso da colmare.

L'Italia fanalino di coda in Europa

La media dell'Unione Europea è del 24% — quasi dieci volte la quota italiana. Nel 2025 Eurostat ha fotografato la percentuale di cittadini europei che dichiarano di aver beneficiato di un intervento di efficientamento energetico domestico negli ultimi cinque anni. I risultati parlano chiaro.

  • Paesi Bassi: 60,5%
  • Danimarca: 34,0%
  • Francia e Slovenia: 33,3% (a pari merito)
  • Media UE: 24%
  • Grecia: 9,5%
  • Malta: 7,8%
  • Italia: 2,6% — l'ultimo posto della classifica

Il divario nascosto: chi è più a rischio, chi è meno tutelato

I dati Eurostat mostrano anche un secondo pattern, trasversale a tutta l'Europa: le persone a rischio di povertà o esclusione sociale hanno molte meno probabilità di vivere in case efficientate.

  • Popolazione a rischio povertà: 17,4% ha beneficiato di interventi
  • Popolazione non a rischio: 25,6%

Il divario è ancora più marcato in alcuni Paesi: nei Paesi Bassi (45,3% contro 63,3%), a Cipro (16,7% contro 30,3%) e in Danimarca (22,9% contro 36,4%). In pratica, chi ha meno risorse economiche ha anche meno accesso agli interventi che ridurrebbero la sua bolletta — un paradosso che pesa proprio su chi più ne avrebbe bisogno.

Perché l'Italia resta così indietro

Le cause di questo distacco non emergono dai dati Eurostat, ma sono ampiamente discusse nel settore:

  • Un parco immobiliare molto vecchio: gran parte degli edifici italiani è stata costruita prima delle normative sull'efficienza energetica
  • Un sistema di incentivi instabile: anni di modifiche successive al Superbonus e agli altri bonus edilizi hanno reso difficile programmare un intervento con certezza sulle regole
  • Complessità burocratica: pratiche, asseverazioni, cessioni del credito — la macchina amministrativa scoraggia chi non ha già esperienza nel settore
  • Costi iniziali elevati: anche con detrazioni fiscali, l'esborso iniziale resta una barriera per molte famiglie

Il risultato è un parco immobiliare che si rinnova più lentamente di quanto la normativa europea richieda.

Perché questo dato conta (anche per chi non ha una casa da ristrutturare)

Il ritardo italiano non è solo un tema abitativo: è un indicatore di sistema. Con la Direttiva Case Green (EPBD) che impone tappe precise per la riqualificazione del parco immobiliare europeo, e con l'obbligo di intervenire in via prioritaria sul 15% degli edifici più energivori (in Italia, circa 1,8 milioni di edifici su 12 milioni), il gap misurato oggi da Eurostat diventa la base di partenza da cui l'Italia dovrà rimontare nei prossimi anni.

Per le imprese, il tema è ancora più diretto: gli immobili aziendali — uffici, capannoni, magazzini — sono soggetti alle stesse logiche di classe energetica, e un edificio inefficiente pesa sui costi operativi tanto quanto un impianto industriale non ottimizzato.

Come GIVA guarda a questo divario

GIVA lavora ogni giorno con imprese che vogliono trasformare l'efficienza energetica da obbligo normativo a leva di competitività — che si tratti di un impianto industriale, di un sito produttivo o di un edificio aziendale.

Il punto di partenza è sempre lo stesso, a prescindere dalla scala dell'intervento: misurare prima di intervenire. Sapere con dati reali dove si concentrano i consumi è ciò che trasforma un intervento di efficientamento da spesa a investimento con un ritorno misurabile.

Conclusione

Un fattore 10 a 1 rispetto alla media europea non si colma in un anno. Ma i prossimi obblighi normativi — dalla Direttiva Case Green alla Direttiva sull'efficienza energetica (EED) — renderanno l'attesa sempre più costosa, per le famiglie come per le imprese. Chi anticipa i tempi, anche di poco, parte in vantaggio.

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